Il nostro impegno nasce da questo spiacevole evento accaduto al presidente di DE.CI.S.A. Alfio Torrisi.

La sua storia ha inizio il 10 agosto 2012, quando il suo avvocato, Vincenzo Vinciprova, presenta un ricorso per decreto ingiuntivo avente ad oggetto un credito di 201.880, 01 euro nei confronti di un’impresa di costruzione, per la quale Torrisi aveva eseguito lavori in subappalto.

L’11 ottobre 2012 il ricorso fu accolto e l’8 febbraio 2013 il Tribunale di Catania ne dichiarò l’esecutività. Tuttavia, il 20 maggio ancora del 2013, veniva avviata una procedura di pignoramento presso terzi, dal momento che la società verso cui l’impresa di Alfio Torrisi vantava credito, dichiarava di essere a sua volta creditrice di un’altra società; e occorre ricominciare tutto d’accapo per verificare l’effettiva esistenza delle condizioni per attuare il pignoramento presso terzi e viene fissata per il 9 gennaio 2015, nonostante il suo avvocato avesse esplicitamente chiesto di anticiparla.

Da qui la “reazione a catena”: Torrisi non può riprendersi i propri soldi e, quindi, non può certificare la regolarità dei contributi e con rabbia esclama “O uccidiamo o andiamo a rubare! Sono queste le alternative. Ci stanno mettendo in ginocchio! Ho perso il mio lavoro e non ho più potuto dare lavoro ai miei operai perché non ho il DURC”. Continua “Sto costituendo un’associazione che si chiama A.P.A.S., un’Associazione per le Piccole Imprese Artigiane Siciliane, in modo tale da dare assistenza seria e concreta ai nostri iscritti, che si pone come obiettivo di esercitare un’attività propositiva dinnanzi ai vari livelli istituzionali, affinché vengano eliminati i provvedimenti legislativi ed amministrativi che costituiscono la principale causa di crisi per le categorie produttive siciliane. Non crediamo più nelle associazioni di Stato”. L’uomo sottolinea “L’unica cosa positiva è che in molti hanno già aderito”.

Protesta avviata il 2 Luglio 2014, finalmente vede un piccolo passo circa 10 giorni dopo.

Ovvero, l’anticipo dell’udienza che lo vede coinvolto in quanto ricorrente e che riguarda la riscossione di un credito vantato dalla ditta di cui è titolare.

Soddisfazione sì, ma solo in parte: “Potrei gioire ed essere felice e vantarmi di questo importante traguardo, e invece non è così. Sono amareggiato – spiega – per la quasi totale assenza degli artigiani, imprenditori e commercianti che si trovano nelle condizioni di fallimento per il sistema italiano che prima ti incatena, poi ti confisca i beni e poi ti uccide. Nonostante questo, ringrazio il giudice di esecuzione per aver accolto l’istanza e i miei legali”.

Sospeso, dunque lo sciopero della fame, ma non la protesta, che continuerà con un formula pur sempre pacifica, ma inedita: “Tornerò a nutrirmi, ma continuerò il per evidenziare le problematiche che hanno fatto scattare la mia indignazione, di uomo, di cittadino e di imprenditore. Quindi, continuerò l’opera di sensibilizzazione e raccolta di adesioni per la costituenda associazione piccoli artigiani, imprese, commercianti e cittadini della società civile”.

Il nostro impegno adesso si è esteso a chiunque sia vittima di ingiustizie.

Alfio ha cercato di riprendere la sua Dignità e soprattutto la sua Vita.

Riprenditi anche tu la tua Vita.

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